Arrampicata Sportiva

In questa sezione cercherò di condividere la mia ventennale esperienza di insegnamento e pratica dell’alto livello nell’arrampicata sportiva

Credenze dell’arrampicata sportiva – prima parte

Scritto da il Mar 21, 2011 in Arrampicata Sportiva | 1 commento

Credenze dell’arrampicata sportiva – prima parte

Avvicinandomi al ventesimo anno di insegnamento della disciplina più completa che esiste, l'arrampicata, ho maturato la necessità di divulgare alcune verità riguardanti questo sport che appassiona ormai centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. In primis la più grande fatica che si affronta quando si insegna questo sport è quella di cambiare un'immagine  "comune" dell'arrampicata che spesso diventa il modo di approcciare o di praticare l'attività….l'AVVENTURA. Si è vero, l'arrampicata è uno sport di avventura, ma dove per avventura si intende la ricerca di nuovi terreni e nuove prospettive che si trasformano col tempo nella riscoperta del Sè. Infatti i limiti da superare nell'arrampicata non sono i limiti fisici/biologici e tantomeno le regole di sopravvivenza e rispetto della Natura ma i limiti in questione sono nella capacità di gestione delle nostre paure, insicurezze, debolezze e complessi. L'atteggiamento sbagliato di riflesso tende ad esasperare e mettere in evidenza il fraintendere la LIBERTà con l'ANARCHIA, facendo sì che il principiante rifiuti le regole ed i principi di sicurezza dettati e consigliati dal professionista ( processi e procedure). Queste regole sono il patrimonio di conoscenza che forma l'attitudine ideale alla gestione delle Paure e delle performances… La paura non si combatte ne si affronta! La paura va ascoltata! La paura rappresenta la nostra salvezza! La paura tutela il nostro benessere! La paura ci indica cosa guardare e come! La paura non blocca! L'indecisione e l'incapacità di focalizzare sulle priorità bloccano! L'ignoranza blocca! Marco Nescatelli   fine prima parte...

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Credenze dell’arrampicata sportiva – seconda parte

Scritto da il Dic 20, 2011 in Arrampicata Sportiva | 0 commenti

Credenze dell’arrampicata sportiva – seconda parte

Sembrerà di girare in tondo..ma in realtà la via è nel persistere. Muoversi senza muoversi…. Ascendere è una conseguenza… Momentuum….essere qui ed ora! Il momentuum edifica i rapporti e i rapporti edificano il momentuum! Queste frasi come altre frasi zen usate nell'insegnamento rappresentano i modi di pensare che l'allievo dovrà imparare ad "accettare" per imparare a percepire….crescere… L'arrampicata è lo studio dell'equilibrio L'equilibrio è adattamento L'adattamento è la mutazione del Sè in rapporto al contesto Il rapporto è conoscenza La conoscenza è informazione La capacità analitica è la capacità di percepire ed immagazzinare…. Percepire ed immagazzinare sono "spontanei".. come il respiro… bisogna imparare a far fluire… attraverso Sè…. con Sè… per Sè! Queste strane parole della filosofia appaiono all'inizio slegate dalla realtà ma un occhio più attento (esperto) saprà vedere le connessioni…. Abbiate pazienza…altra virtù che l'allievo deve coltivare 😉 La forma di percezione più alta/profonda è la consapevolezza…. serve a rendere manifesto ciò che già lo è… la comunione..la condivisione..l'indipendenza..l'armonia..l'amore. Si arriva alla consapevolezza attraverso vari livelli di coscienza Il livello di coscienza dipende dalla qualità della percezione dell'esperienza La qualità definisce il vettore movimento-sviluppo-crescita-ascesa Quindi gli elementi condizionanti l'esperienza sono: lunghezza + direzione + verso + punto di applicazione/d'inizio Il movimento (sviluppo-crescita-ascesa) ci sarà comunque ma quello che ci interessa è la "differenza"! Non è la specie più forte a resistere, ma quella più pronta al cambiamento (Darwin) Per applicare questi concetti nella pratica "basta" aggiungere alla formula l'elemento fisico che ci fa relazionare con il nostro contesto Terra…la gravità! Qualità + gravità = posture! La terza parte sarà rivolta all'applicazione della formula. Lento è Preciso – Preciso è Veloce Marco...

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Credenze dell’arrampicata sportiva – terza parte

Scritto da il Dic 22, 2011 in Arrampicata Sportiva | 0 commenti

Credenze dell’arrampicata sportiva – terza parte

"CAMMINARE VERSO IL CIELO" Pensateci. Le ragioni per cui ognuno di noi è quello che è non dipendono solo da meccanismi intrinseci (genetici, per esempio) ma anche dal rapporto tra noi e il mondo iniziato nell’istante in cui abbiamo visto la luce. Ciascun essere umano, dunque, porta qualcosa di sé nel mondo e riceve qualcosa dal mondo: il rapporto con la realtà definisce una persona per quello che è. Il vissuto, cioè proprio questa relazione con il mondo, rappresenta un equilibrio inevitabilmente dinamico, perché si annulla e si ricrea in ogni istante della nostra vita: attimo dopo attimo ciascuna esperienza si somma a una nuova esperienza, modificando il nostro rapporto con la realtà senza mai interromperlo. Questa idea di un equilibrio dinamico, di una stabilità perennemente persa E ritrovata, fa già dell’arrampicata una potente metafora della vita, dato che nell’arrampicata avviene proprio questo, movimento dopo movimento: perdere l’equilibrio e riguadagnarlo. Imparare ad arrampicare è essenzialmente una questione di equilibrio, significa acquisire consapevolezza del proprio corpo, e avere consapevolezza del proprio corpo significa avere consapevolezza di sé stessi rispetto al mondo in cui ci muoviamo. Il nostro muoverci all’interno della realtà, il camminare, è già un modo per conoscerla. Dal momento che il nostro obiettivo è camminare in verticale (camminare verso il cielo) il primo passo da compiere è ripassare il meccanismo che ci ha consentito di imparare a camminare in orizzontale. Prendiamo dunque in esame questo particolare tipo di relazione tra noi e il mondo. La forza fisica che la natura usa per gestire questo rapporto è la forza di gravità: senza gravità non sarebbe neppure concepibile l’idea del camminare. Da parte nostra, il gesto fisico che usiamo per affrontare la gravità, e quindi relazionarci con il mondo, è la postura, in particolare la postura eretta. E’ la postura eretta che ci consente di gestire il peso spostandolo sulle gambe e sui piedi fino a scaricarlo a terra. L’asse attraverso cui il peso viene trasferito fino agli arti inferiori è costituito per la maggior parte dalla schiena: è con la schiena che gestiamo il peso, ed è quindi proprio con la schiena che riusciamo a spostarlo quando camminiamo o arrampichiamo. In questo contesto le altre parti del corpo si limitano ad assecondare la postura primaria, cioè quella eretta, senza ostacolarla. Molti di coloro che faticano ad arrampicare spesso si lamentano del fatto di avere poca forza, magari nelle braccia e nelle gambe, senza rendersi conto che è l’incapacità di controllare la schiena a renderli deboli. Nella misura in cui intendiamo per forza la capacità di gestire il peso, e dato per assodato che a gestire il peso è la schiena, è ovvio la nostra forza risiede nella nostra capacità di controllare la schiena. Ultima riflessione. Abbiamo detto che l’uomo si relaziona con il mondo (anche) camminando, ma perché invece di camminare non corre? Per ragioni energetiche, innanzitutto: correndo si sprecano energie più in fretta e si arriva quindi meno lontano; ma anche per ragioni direttamente collegate all’obiettivo stesso del conoscere: correndo l’uomo avrebbe meno tempo per entrare in contatto con la realtà esterna e sarebbe troppo stressato per far sì che la propria mente sia sufficientemente sgombra e rilassata da essere in grado di apprendere. Anche queste ultime considerazioni sulla velocità, e quindi sul rapporto tra spazio e tempo, si applicano perfettamente all’arrampicata: non arrampichiamo per arrivare primi (e forse neppure per arrivare) e in ciascun istante il prossimo passaggio è la nostra unica meta. Lento, molto spesso, significa preciso, e preciso significa quasi sempre efficace. Qual è il nostro scopo? E’ davvero arrivare per primi? A questo punto...

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