Credenze dell’arrampicata sportiva – terza parte

Scritto da il Dic 22, 2011 in Arrampicata Sportiva | 0 commenti

Credenze dell’arrampicata sportiva – terza parte

"CAMMINARE VERSO IL CIELO"

Pensateci. Le ragioni per cui ognuno di noi è quello che è non dipendono solo da meccanismi intrinseci (genetici, per esempio) ma anche dal rapporto tra noi e il mondo iniziato nell’istante in cui abbiamo visto la luce.
Ciascun essere umano, dunque, porta qualcosa di sé nel mondo e riceve qualcosa dal mondo:

il rapporto con la realtà definisce una persona per quello che è.
Il vissuto, cioè proprio questa relazione con il mondo, rappresenta un equilibrio inevitabilmente dinamico, perché si annulla e si ricrea in ogni istante della nostra vita: attimo dopo attimo ciascuna esperienza si somma a una nuova esperienza, modificando il nostro rapporto con la realtà senza mai interromperlo.

Questa idea di un equilibrio dinamico, di una stabilità perennemente persa E ritrovata, fa già dell’arrampicata una potente metafora della vita, dato che nell’arrampicata avviene proprio questo, movimento dopo movimento: perdere l’equilibrio e riguadagnarlo.

Imparare ad arrampicare è essenzialmente una questione di equilibrio, significa acquisire consapevolezza del proprio corpo, e avere consapevolezza del proprio corpo significa avere consapevolezza di sé stessi rispetto al mondo in cui ci muoviamo. Il nostro muoverci all’interno della realtà, il camminare, è già un modo per conoscerla. Dal momento che il nostro obiettivo è camminare in verticale (camminare verso il cielo) il primo passo da compiere è ripassare il meccanismo che ci ha consentito di imparare a camminare in orizzontale.

Prendiamo dunque in esame questo particolare tipo di relazione tra noi e il mondo.
La forza fisica che la natura usa per gestire questo rapporto è la forza di gravità: senza gravità non sarebbe neppure concepibile l’idea del camminare.

Da parte nostra, il gesto fisico che usiamo per affrontare la gravità, e quindi relazionarci con il mondo, è la postura, in particolare la postura eretta.
E’ la postura eretta che ci consente di gestire il peso spostandolo sulle gambe e sui piedi fino a scaricarlo a terra. L’asse attraverso cui il peso viene trasferito fino agli arti inferiori è costituito per la maggior parte dalla schiena: è con la schiena che gestiamo il peso, ed è quindi proprio con la schiena che riusciamo a spostarlo quando camminiamo o arrampichiamo. In questo contesto le altre parti del corpo si limitano ad assecondare la postura primaria, cioè quella eretta, senza ostacolarla. Molti di coloro che faticano ad arrampicare spesso si lamentano del fatto di avere poca forza, magari nelle braccia e nelle gambe, senza rendersi conto che è l’incapacità di controllare la schiena a renderli deboli. Nella misura in cui intendiamo per forza la capacità di gestire il peso, e dato per assodato che a gestire il peso è la schiena, è ovvio la nostra forza risiede nella nostra capacità di controllare la schiena.

Ultima riflessione. Abbiamo detto che l’uomo si relaziona con il mondo (anche) camminando, ma perché invece di camminare non corre? Per ragioni energetiche, innanzitutto: correndo si sprecano energie più in fretta e si arriva quindi meno lontano; ma anche per ragioni direttamente collegate all’obiettivo stesso del conoscere: correndo l’uomo avrebbe meno tempo per entrare in contatto con la realtà esterna e sarebbe troppo stressato per far sì che la propria mente sia sufficientemente sgombra e rilassata da essere in grado di apprendere. Anche queste ultime considerazioni sulla velocità, e quindi sul rapporto tra spazio e tempo, si applicano perfettamente all’arrampicata: non arrampichiamo per arrivare primi (e forse neppure per arrivare) e in ciascun istante il prossimo passaggio è la nostra unica meta.
Lento, molto spesso, significa preciso, e preciso significa quasi sempre efficace. Qual è il nostro scopo? E’ davvero arrivare per primi? A questo punto dobbiamo chiederci il motivo profondo per cui abbiamo deciso di arrampicare. Ne parleremo più avanti.

 

Riepilogando

  • Ciascuno essere umano è definito dal proprio rapporto con il mondo
  • Questo rapporto con il mondo è il vissuto ed è costituito da un equilibrio dinamico
  • Camminare e arrampicare sono due modi in cui si concretizza la nostra relazione con il mondo
  • Camminare e arrampicare sono questioni di equilibrio, cioè metodi di gestione del peso nello spazio
  • Il modo in cui l’uomo gestisce il peso è la postura primaria, cioè la postura eretta (la direzione)
  • La postura primaria consente di scaricare il peso sugli arti inferiori attraverso un asse costituito per la maggior parte dalla schiena
  • Controllare la schiena significa gestire il peso, e quindi essere più forti

 

Federico Leoni e Marco Nescatelli

 

Marco Nescatelli

Marco Nescatelli, Maestro di Arrampicata Sportiva dal 1992.
Direttore e fondatore dell'Accademia di arrampicata sportiva Roma Center Climb.

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